Elisabetta domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 30/10/2015

Bologna

Ansia o reflusso?

Buongiorno, vi contatto in quanto da circa un anno mi si è ripresentato un problema che avevo già avuto durante l'adolescenza e che ora che ho 44 anni mi assilla di nuovo. Tutto è iniziato con l'inizio delle scuole superiori, per me molto pesante a livello emotivo (difficoltà a inserirmi in classe per timidezza, lontananza della scuola da casa con conseguente insicurezza negli spostamenti, ecc). Ho iniziato ad avere la sensazione di fiato corto, come di non riuscire a inspirare abbastanza aria e soprattutto in circostanze in cui mi trovavo in compagnia di persone (non famigliari) o situazioni emozionanti (emozioni positive, gioiose) di dover respirare molto a fondo per avere abbastanza ossigeno, arrivando in alcuni casi al formicolio tipico dell'iperventilazione. Al tempo il mio medico liquidò il problema attribuendolo all'adolescenza, squilibri ormonali ecc. Durante il periodo universitario sono stata molto meglio, i sintomi erano più lievi, per scomparire poi totalmente negli anni di fidanzamento, fino ai primi anni dopo la nascita di mio figlio. Ricordo con precisione la volta in cui pensai, in un ristorante, come fosse bello vivere situazioni sociali senza avvertire quel fastidioso sintomo respiratorio! E pensai con sorpresa che stavo bene da tanti anni! Poco tempo dopo, mi è ricominciato. Il periodo ha coinciso con l'inizio della seconda elementare di mio figlio, periodo in cui lui ha iniziato ad avere una certa indipendenza, prese di posizione che mi spiazzavano. Ho avvertito di aver perso il controllo di alcune sue cose, come se mi stesse sfuggendo. Io che per carattere ho bisogno di avere il controllo di quello che mi circonda, mi sono sentita un po' persa, nonostante razionalmente mi renda conto che i figli diventano sempre più autonomi, è giusto così. C'è stato un periodo in cui era diventato anche un po' indisciplinato e ho dovuto sgridare tanto, avvertendo proprio uno sforzo fisico e psicologico da parte mia. Ora lui è in terza, non ho più la sensazione di aver perso il suo controllo, anzi, è bravo, va tutto bene, ma ora per me qualsiasi situazione sociale, per esempio cena con le altre mamme, riunioni a scuola, certi momenti in ambito lavorativo (io insegno), mi spaventano, perché dopo poco che sono lì inizia a venirmi un senso di tensione, i formicolii, respirazione acellerata. Diventa complicato anche parlare e mangiare, perché mi manca l'aria! Ma sono bravissima a nascondere tutto questo, nessuno si è mai accorto di niente! Vivo male, perché questo problema mi impedisce di vivere serenamente tutte le emozioni positive e di divertirmi, anche in vacanza! Era da tempo che aspettavo di vedere in teatro il mio attore preferito...beh, sono state due ore d'inferno, con questa sensazione di mancanza d'aria, fastidio retrosternale, gambe intorpidite e sensazione di avere come una specie di ragnatela in gola. Finito lo spettacolo è passato tutto. Ma perché faccio cosi? Che nome dareste a questo problema? Ai tempi delle superiori tentare di inspirare a fondo era un problema quotidiano, indipendente da eventi particolari, mi ero quasi abituata al fiato corto, mentre oggi è legato solo alla vita sociale o a situazioni emozionanti. Preciso che tutto questo non mi è mai capitato e non mi capita tutt'ora se sono da sola. Concludo, scusandomi per essermi dilungata così tanto, dicendo che quando un anno fa ho ricominciato ad avere questa fame d'aria, crisi con formicolii ecc, mi sono cominciati anche problemi di reflusso, con sintomi soprattutto respiratori. Nei periodi in cui prendo il pantoprazolo, gestisco molto meglio anche i problemi di ansia, allora mi viene da chiedermi se c'è concatenazione tra le due cose. Come posso risolvere il problema? Grazie fin da ora.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Giuseppe Ciardiello Inserita il 30/10/2015 - 13:54

Gentile Elisabetta,
l'impressione di massima è che questi sintomi siano espressioni di ansia legate, in origine, ai bisogni di controllo (come Lei giustamente ha notato). questo bisogno si forma da piccoli e si lega all'ulteriore bisogno di autonomia che, in esperienze successive, entra in conflitto con quello del controllo. Carotenuto diceva che, crescendo, ci si ritrova a vivere nella dimensione di essere costretti a tradire sé stessi o i propri genitori ("Amare tradire" è un bel libro del 2000 di Aldo Carotenuto - Bompiani). quello che accade poi è che il bisogno di cambiare (autonomizzarsi) confligge con quello di essere stabili e sempre uguali, che è poi la nostra condizione umana: cambiamo pur essendo sempre gli stessi. è possibile allora che, per rispondere alla sua domanda, i sintomi attuali si colleghino a quelli del passato testimoniando una personalità ansiosa di fronte ad eventi che paventano una presa di posizione più o meno decisa. oggi più di ieri i bisogni di vivere qualcosa di nuovo potrebbero, inconsapevolmente, confliggere con quelli di lasciare tutto intatto (stabilità) esprimendosi in manifestazioni paniche. considerata la sua buona risposta all'uso del farmaco, non cambierei ma considererei la possibilità di affiancarlo con una qualche attività corporea (mindfulness) o anche ludica (tango?).

Giuseppe Ciardiello