Jessica  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 19/05/2020

Teramo

Angoscia e attacchi di panico. Quale psicoterapia?

Scrivo su questo forum con la speranza che qualcuno possa comprendermi e aiutarmi. Sono una ragazza di 23 anni. Sono stata sempre etichettata, a partire dagli anni dell'asilo, come una bambina timida, insicura e fin troppo buona. Con gli anni ho finito per diventarlo. Quando andavo a scuola piangevo sempre e spesso e volentieri ero vittima di bullismo fisico ed ero costantemente isolata dai miei compagni. Spesso anche mia madre usava la forza fisica nei miei confronti e non era raro che passassi pomeriggi interi chiusa in camera e senza cena. Nessuno sembrava apprezzarmi. Ho un fratello e una sorella entrambi più piccoli di me; i nostri genitori non ci hanno mai fatto mancare nulla materialmente ma non siamo mai stati considerati troppo dal punto di vista affettivo...mai un abbraccio o un complimento!
Quando avevo 12 anni iniziarono i primi problemi tra mia mamma e mio padre. Io mi sento tutt'ora in colpa e non sono mai riuscita a farmene una ragione. Entrambi minacciavano di separarsi e io ne risentii molto. Avevo paura di restare sola più di quanto lo fossi prima di quel periodo ma parallelamente dovevo subire i continui litigi dei miei genitori, i quali alla fine non si sono mai separati. Io vedo la loro relazione come una forzatura: entrambi sanno di non andare più d'accordo ma per ragioni a me sconosciute non hanno mai preso il coraggio di ammetterlo. Credo che la nostra non sia mai stata una famiglia.
All'età di 12 anni ho avuto il mio primo attacco di panico a scuola e nessuno sembrava interessarsi dei miei problemi, nemmeno il pediatra di libera scelta.
Con gli anni le cose sono peggiorate sempre di più: durante il liceo ero ossessionata dalla media alta dei voti, sebbene durante il quarto e quinto anno ho rischiato la bocciatura per via di alcune gravi insufficienze. I miei compagni-bulli mi deridevano anche online e persino con i prof mi trovavo malissimo. In quel periodo ero talmente terrorizzata dai miei compagni che per svariati mesi ho evitato in ogni modo di uscire di casa. Ho iniziato a soffrire di anoressia nervosa.
Periodo universitario. Nel 2018 prendo una stanza in affitto nella città in cui studio (frequento attualmente il corso di laurea in Medicina) con la speranza di evitare la situazione sempre problematica a casa. In effetti a mia madre sono stati recentemente diagnosticati alcuni disturbi psichiatrici e il mio voleva essere un tentativo di allontanarmi dalla sofferenza, anche passata. La scelta si rivela poco utile: i miei problemi di ansia peggiorano drasticamente e ho avuto continui attacchi di panico sia di notte che di giorno. Dopo qualche mese decido di lasciare la casa in affitto, con un bilancio universitario devastante per me: dopo quel periodo ho accumulato talmente tanti esami arretrati che in pratica ho perso un anno di corso. Il mio atteggiamento di "autosabotaggio" funzionava così: studiavo molto per un esame, mi prenotavo all'appello ma non mi presentavo perché ero convinta di non sapere nulla oppure studiavo ma non mi prenotavo mai. Sono cresciuta con l'idea di dover puntare sempre al massimo, alla perfezione. Idea dalla quale non riesco a separarmi neppure oggi.
In questo periodo ri-inizio ad assumere alcuni ansiolitici (li avevo assunti per la prima volta all'età di 14 anni).
Dopo alcuni mesi decido di iniziare un percorso di psicoterapia con una psicoterapeuta di stampo reichiano convenzionata con la mia asl di residenza. I sintomi sembrano affievolirsi ma tutt'oggi, dopo circa un anno di terapia, è peggiorato nuovamente tutto. Vivo giorno e notte in un costante stato di angoscia; spesso ho il terrore di stare in casa e anche lo studio universitario ne risente in maniera spaventosa. L'attacco di panico si conclude con episodi di nausea e vomito, cosicché per me anche mangiare è diventato difficile. Ho iniziato anche ad avere disturbi di tipo ossessivo compulsivo. Ne ho parlato con la terapeuta la quale mi ha riferito che tutto deriva dalla mia rabbia nei confronti della mamma e che il migliorare dipende dalla mia volontà. Ho inoltre dovuto aumentare il dosaggio dei farmaci. Io ovviamente non riesco a controllare il mio stato di angoscia che sfocia in panico, tuttavia sono molto infastidita dall'ambiente a casa così pieno di odio e dall'ansia di non essere in grado di concludere qualcosa nella vita, tra cui gli esami universitari. Mia madre mi odia, non so se per via delle sue manie di persecuzione, a tal punto che mi descrive persino agli sconosciuti come una "bambina viziata che non l'apprezza nessuno". In altri contesti invece si dimostra gentile e disponibile. Mio padre invece afferma di essere esausto di questa situazione e di voler andare via. Io so che nessuno andrà mai via di casa. Il mio più grande ostacolo è accettare l'idea relativa al passato che i miei genitori non siano andati mai d'accordo e che ci abbiano fatto soffrire.
Ho una buona media nonostante i molti esami arretrati e sono soddisfatta di ciò che studio: non potrei immaginarmi frequentare un altro corso di laurea.
Mi rendo conto di vivere un circolo vizioso che non riesco a spezzare nè con la mia volontà, nè con i farmaci, nè con l'aiuto della terapeuta. Sono altresì convinta che in questo stato non andrò molto lontano nella vita, vivendo le mie giornate con la paura della paura; per di più non voglio nemmeno essere schiava dei farmaci ansiolitici per un lungo periodo. Ho molti conoscenti, pochi amici e nessuno con cui parlare. Persino a casa non mi comprende nessuno: il mio problema sembrerebbe essere immaginario agli occhi di tutti.
Negli ultimi giorni ho riflettuto spesso sulla mia condizione perché credo che non valga la pena vivere una vita di angoscia e panico. Sono più determinata che mai a voler risolvere i miei problemi. Credo che tra me e la psicoterapeuta non ci sia più un rapporto di alleanza terapeutica. Vorrei provare un approccio al problema migliore che dia risultati duraturi in tempi ragionevolmente brevi, anche perché non potrei permettermi economicamente anni di terapia.
Potreste, gentilmente, consigliarmi nella scelta così vasta un tipo di psicoterapia che possa aiutarmi per davvero? Come faccio a capire se lo psicoterapeuta che ho di fronte fa davvero al caso mio?
Ho scritto troppo, forse pure male e in maniera disorganizzata. A quanti vorranno rispondermi per un aiuto o per una opinione: a voi va la mia riconoscenza.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Valentina Bennati Inserita il 20/05/2020 - 09:48

Lucca
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Buongiorno Jessica, la sua lettera è scritta molto bene e dà l'idea di quello che ha vissuto e sta vivendo. Sono d'accordo con lei sul fatto che vale la pena vivere una vita appagante e lei ne ha pieno diritto. Le posso parlare del mio approccio, cognitivo-comportamentale, ovviamente non solo perché sono di parte ma perché è un approccio molto efficace nei disturbi legati all'ansia e al controllo e nella mia esperienza ho riscontrato risultati positivi. E' provato scientificamente e si possono vedere i risultati già dai primi tempi. In genere c'è una fase di valutazione dove si vedono le problematiche, si cerca di capire l'origine del problema, quali fattori l'hanno resa vulnerabile a sviluppare tali difficoltà, quali sono i fattori che mantengono il problema. Tutto viene fatto insieme andando a vedere quali pensieri e quali emozioni ci sono all'origine dei comportamenti e della sofferenza. Una volta finita la valutazione, che ha una durata che varia da paziente a paziente (ma in genere in 4/5 colloqui si ha già un quadro abbastanza chiaro) si passa al trattamento, concordato insieme e secondo gli obiettivi stabiliti. Sempre tutto insieme, in quanto è una terapia molto collaborativa. Con il percorso di terapia potrà riconoscere le emozioni, i comportamenti e i pensieri alla base della sua sofferenza e avrà gli strumenti per gestirli. Rispetto alla relazione, quello che conta è l'affinità che solo lei può sentire con lo psicoterapeuta e questo è soggettivo. Come si dice “a pelle” sentirà lei a chi affidarsi. Le auguro una buona giornata. Un caro saluto
Dr.ssa Valentina Bennati

Dott.ssa Olivia Frontoni Inserita il 22/05/2020 - 15:19

Roma
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Carissima Jessica,

Stia tranquilla poiché ciò di cui soffre disturbo d’ansia generalizzato con attacchi di panico e tutte le sintomatologie fanno parte di un quadro ben preciso nel senso che tutti i pazienti che ne soffrono hanno gli stessi sintomi o molto simili.
Purtroppo per trattarli servono specifici protocolli ad hoc poiché devi intervenire su quelle chiamate da noi “tentate soluzioni” che il paziente mette in atto per cercare di controllare i sintomi ma che in realtà sono quelle che gli mantengono e peggiorano la sintomatologia. È per questo che non ne è mai uscita dal problema poiché parlarne e basta non serve a nulla anzi lo accresce e lo mantiene in vita.
Il mio modello terapeutico è lo Strategico. Se lo vada a vedere. È un modello di terapia breve centrato sul disturbo che utilizza tecniche specifiche per lavorare sul sintomo in cui si è incastrati. Dopo di che una volta liberati dal sintomo si può lavorare su altri obiettivi come può essere l’autostima, l’autoefficacia, far pace con il passato, lasciandolo nel passato e creare una relazione più sana con la propria famiglia d’ origine.
Si ricordi inoltre che in terapia non basta solo la volontà del paziente ma anche e soprattutto la tecnica e competenza del terapeuta!

Un caro saluto
Dott.ssa Olivia Frontoni