Mirco  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 12/10/2019

Bologna

La mia vita: apatia e insicurezza

Completamente apatico all’alba dei 30 anni.
Ciao a tutti, non ero solito frequentare forum e siti come questo ma ultimamente ci incappo spesso quindi alla fine mi sono convinto a procedere descrivendo la mia situazione.
Breve riepilogo della mia vita con la speranza che possa essere utile. Da piccolo ho avuto vissuto un rapporto molto turbolento fra i miei genitori. Il rapporto era anche violento a tratti, per colpa di mio padre, così mia madre, esasperata, con il mio supporto (fino a 14 anni), ha cacciato mio padre di casa. Non ho più avuto rapporti con lui né con i suoi genitori che difendevano l’operato del figlio nonostante fosse evidente, perlomeno per me, il fatto che lui sia sempre stato in “errore”.
Sono andato avanti per anni, durante le superiori, facendomi forza fra situazioni di bullismo che per fortuna ho sempre schivato, fingendomi sempre più forte di quello che ero veramente. Raccontavo anche bugie, per mettermi in luce o nascondere parti di me che potevano sembrare fragili.
All’università i primi momenti di serenità nonostante i problemi economici della mia famiglia (ho sempre cercato di lavoricchiare per aiutare). Durante tutti questi anni ho avuto poche esperienze con ragazze, un po’ per paura di non saper gestire le situazioni in cui sarei incappato (soffrivo di eiaculazione precoce e tutt’ora faccio fatica a durare a sufficienza durante i rapporti), un po’ perché forse nessuna era quella giusta.
Tutto si risolve con una ragazza conosciuta intorno ai 24-25 anni. Lei primo vero amore con cui ho condiviso tutto. Eravamo in simbiosi e siamo stati insieme 3 anni fantastici. Con lei ho superato anche problemi con alcuni amici che mi hanno voltato le spalle ed escluso dal gruppo (superato si fa per dire, digerito forse più adeguato come termine). In ogni caso purtroppo, dopo 3anni si è trasferita per studiare. Io alla ricerca di lavoro e senza soldi. La situazione ha fatto si che lei scocciata dal fatto che ci si vedesse poco e dalla mia routinaria apatia (poca voglia di uscire, mancanza di stimoli per le cose semplici della vita) mi ha lasciato, in realtà senza darmi vere spiegazioni ma con un semplice “non ti amo più”.
Dopo circa 1 anno di pesante depressione, trattata con incontri da psicologa che ha rilevato una paura per l’abbandono connessa con il passato oltre che una mancanza di autostima, ho piano piano ripreso una vita regolare trovando il primo vero lavoro in un’altra città non distante ma sufficientemente lontana da farmi cambiare aria. Uscivo spesso, mi tenevo occupato per non pensare. Ho cercato di aggrapparmi ad ogni situazione per non pensare, cercando di godermi le piccole cose (dal caffè alla mattina a riuscire a fare sport con regolarità). In questo periodo un medico mi ha anche prescritto paroxetina.
Nello stesso periodo ho fatto qualche passo avanti con gli amici, ne ho trovati di nuovi, e in generale cercavo di essere ben disposto alle nuove esperienze. Ho anche migliorato la situazione lavorativa. Nessuna novità invece dal lato “amore” nonostante per me fosse più che importante risultare interessante per qualche tipo di ragazza: colleghe, incontri casuali, tinder…. tutto tentato, ma nulla. Su questo devo premettere che non sono il classico amante dell’approccio tradizionale e a volte la timidezza vince, sulle app di incontri sono più tranquillo perché consapevole che chi è li, come me, cerca quacluno.
Cambio di nuovo città, nuovo lavoro. Nuove amicizie. Sprofondo in un complesso di non accettazione. Intorno a me vedo persone più prestanti (sono un uomo un po’ sotto 1.70cm) avere più successo di me con le donne, e questo purtroppo mina la mia sicurezza ancor più di quanto non sia già minata dal mio continuo rimuginare su quello che non ho o quanto mi manca per essere almeno presentabile sotto alcuni aspetti. La mia autocritica continua mi distrugge.
Tutti in questa città hanno esperienze, vivono relazioni anche occasionali mentre io niente. Dopo un po’ attraverso queste app di dating esco con una ragazza che mi piace, riesco a “conquistarla” e ora ci frequentiamo da qualche mese. Lei ha avuto molte più esperienze di me e la cosa mina ancor di più la mia stabilità. Infatti da un lato la cosa mi turba perché io non sono riuscito ad averne così tante di relazioni, dall’altro perché ho paura, per il suo modo di parlare di queste cose con leggerezza, che possa tradirmi.
Sostanzialmente la mia situazione attuale è la seguente ed è il motivo per cui scrivo.
Mi trascino avanti, giorno dopo giorno, cercando di superare il weekend e felice di vivere durante la settimana poiché lavoro. Nel weekend non esco un po’ per risparmiare un po’ perché non mi sento all’altezza (attraente forse?) degli altri sotto ogni punto di vista, ma soprattutto quello fisico ultimamente (altezza). Inoltre molte delle cose che vedo in giro ormai mi hanno stancato: andare in discoteca ad esempio è una cosa che quasi non sopporto più (anche li, non so se perché non mi piace o se non mi piace per il discorso della prestanza e per il fatto che in discoteca ci si va spessissimo per l’approccio con l’altro sesso e per me, che non mi sento all’altezza degli altri sarebbe una sconfitta in partenza). Non ho interessi, non faccio nulla, semplicemente vado avanti. Mi sembra davvero paradossale che a 32 anni si debba vivere così e onestamente non so come fare per ritrovare dell’entusiasmo nella vita. Esco ogni tanto con la ragazza, perché non voglio deluderla e perché sento che se dovessi perderla.. probabilmente resterei solo per sempre.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Mirella Caruso Inserita il 14/10/2019 - 08:35

Milano
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Salve Mirco, sappiamo oramai da molti anni che una prescrizione farmacologica può essere d'aiuto soprattutto se affiancata da una psicoterapia che possa mettere al centro i vissuti, le problematiche di una persona e trovare un altro modo, più soddisfacente e sano, per andare avanti. La sua apatia può essere comprensibile se si mette in relazione con un passato "turbolento “che ha subìto, ma in cui ha dovuto agire, per aiutare la mamma a liberarsi dall'oppressore. Non sappiamo in che relazione stanno queste due cose, di certo è che varrebbe la pena di comprendere se c’è un senso di perdita che le è rimasto e che continua a portarsi dentro. Saluti.

Dott. Dario Coderoni Inserita il 13/10/2019 - 12:38

Caro Mirco,

quello che risulta lampante dalla tua descrizione, è la sproporzione tra ciò che sei (o credi di essere) e ciò che vorresti essere. Nessuno può uscire incolume da una contraddizione del genere. Inseguire affannosamente un ideale ci fa usare un mare di energie, ed il risultato non è garantito. Dovremmo, invece, imparare ad investire le nostre risorse interne per accettarci, perdonarci e riconoscerci per quello che siamo. Ordinando i pezzetti della tua vita sono sicuro che riuscirai ad apprezzare il mosaico finale.
Sono a disposizione qualora tu senta la necessità di una consulenza o intraprendere un percorso.
Saluti,

Dott. Dario Coderoni (Roma)