Angela  domande di Ansia e depressione  |  Inserita il 18/10/2018

Trovare il mio posto nel mondo

Cordiali saluti.. sono una ragazza di 20 anni che si trova ad essere schiacciata tra due pesi : la famiglia e lo Stato.
Mi sono ritrovata catapultata in men che non si dica nel mondo, ma non capisco quale sia il mio posto. Mia mamma come mai prima mi fa sentire come fossi un peso morto e non se ne rende conto. Per farla breve credo che mi sarebbe potuto piacere tanto studiare medicina ma uno stupido test in qualche modo mi ha valutato non idonea e mi ha scartata, come se io fossi nulla, uno stupido test, come fossi un numero, come.se non avessi volto, non avessi storia. Sono però riuscita ad entrare in scienze infermieristiche. Mia mamma è un'infermiera e alla notizia non era molto felice. Non mi ha sostenuta, al contrario, non mi ha chiesto nemmeno come io stessi quando ho saputo non fossi entrata in medicina.
Io l'ho presa male, il suo modo di fare, mi sono sentita una nullità, oerche lei mi vorrebbe "una persona più tranquilla, una ragazza ordinata e studiosa" , quel che io non sono. Sto vivendo un periodo di forte ansia, in cui desidero fortemente di toglierle il diritto di intromettersi nella mia vita anche involontariamente, trovandomi un lavoro e mantenendomi da sola.
Ma ormai ogni scelta che faccio, ogni cosa che vorrei fare che sia pure una sciocchezza mi sale l ansia su quello che potrebbe essere il suo pensiero. La cosa che più mi fa mettere in discussione il rapporto che ho con lei è la famiglia di una persona con cui passo molto tempo, famiglia in cui vedo dei figli davvero liberi di scegliere, liberi di fare ciò che vogliono che comunque vengono sostenuti, una mamma che parla davvero di tutto con i figli, dove non è losco ridere e.scherzare su argomenti tabù. E più vedo questo e più mi sento soffocare dalla mia di famiglia, dove mi vergognerei anche a chiedergli se posso dormire dal mio fidanzato per timore del loro pensiero, dove io non parlo quasi Mai perché non ho niente da dire. Sento solo ansia addosso, paura di sbagliare scelte perché loro non mi dicono "hai tutto il tempo per decidere" ma non fanno altro che rinfacciarmi che magari per le spese universitarie il frigo a volte è vuoto.. e mi è successo molto spesso che per il forte peso che sentivo addosso aprivo il libro mi veniva da piangere e poi lo richiudevo.. Mi sento di non appartenere più a niente, se non Torno a casa mia mamma si sentirebbe come se gli avessi voltato le spalle, ma allo stesso tempo mi sento soffocare. Piango spesso, sono spesso triste, ho attacchi di fame improvvisi e dopo aver mangiato sto peggio, mi rifugio.nel mio letto, mi dicono tutti che sono molto bella che dovrei fare la modella ecc ecc, ma io mi guardo allo specchio e mi vedo brutta, guardo solo le.mie imperfezioni e non capisco più niente di quello che sono, apro i social e mi sento peggio. Inferiore a qualcosa di più grande di me. Mi mostro dura mentre mi sto piano piano spezzando e nessuno se.ne rende conto. Mi sento sola anchese circondata di persone. Non so chi sono, chi voglio essere, quale.voglio che sia il mio stile, non so in cosa sono brava. Non so più nulla; perche temo che quello che piace a me possa farmi giudicare in mal modo dalla mia famiglia.

  1 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott.ssa Natalina Amoroso Inserita il 18/10/2018 - 22:12

Bologna
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Salve Angela,
Lei scrive che quel test d’ingresso alla facoltà di Medicina l’ha in qualche modo fatta sentire come una persona “senza volto, senza storia”, insomma non come una persona. Immagino che lei faccia riferimento al fatto che, al di là di un compito o di una serie di compiti atti a verificare ciò che si sa o che si conosce, quel test (com’è comprensibile che sia) non ha potuto cogliere la profondità del suo interesse, le sue passioni, la sua storia, appunto. È giovane e la sua crescita personale, umana, emotiva, intellettuale è tutta in divenire: i dubbi e i momenti di difficoltà sono parte normale del percorso. Io credo, però, che questo compito cui tutti siamo chiamati debba necessariamente passare per una riflessione sulla storia di ciascuno, appunto. Mi sembra che lei stia cominciando a farlo, quando si interroga sulle sue inclinazioni ed attitudini universitarie, ad esempio, o quando cerca di capire quale sia il suo “stile”, la sua cifra personale. Ciascuno di noi costruisce la propria identità attraverso le esperienze, da quelle più precoci (l’infanzia) a quelle più adulte: gli altri non sono semplici spettatori di questa nostra costruzione ma ne fanno parte nella misura in cui contribuiscono a modellarla.
Io credo che lei abbia bisogno di guardare a se stessa e alla ragazza che è, con più chiarezza, e benevolenza anche. Imparando a distinguere ciò che lei desidera, da ciò che lei crede che gli altri desiderino per lei. Lei parla di sua madre, ma non di altri familiari: sono presenti nella sua vita? Che rapporto ha con loro?
Io credo che un percorso di psicoterapia potrebbe esserle di grande aiuto per aiutarla a superare questo momento di smarrimento, così come a fare chiarezza sul disagio alimentare al quale ha accennato.
Le auguro davvero il meglio e la saluto caramente,
Dott.ssa Natalina Amoroso
(Bologna)