Francesca domande di Alimentazione  |  Inserita il 04/12/2016

Perché trovo piacere nel vomito?

Dopo alcuni mesi libera da abbuffate seguite da sensi di colpa e condotte di eliminazione nell'ultimo periodo ho scoperto uno strano piacere nel vomito autoindotto. Non mi sono mai voluta rivolgere a uno psicologo nemmeno quando ho avuto il coraggio di confessare il mio malessere al mi ragazzo e lui me l'ha consigliato perché ho sinceramente paura: non so che approccio potrebbe avere verso di me, che cosa potrebbe chiedermi e come io reagirei; sono sempre stata estremamente timida e mi imbarazza parlare di persona con gli estranei e inoltre ho paura che potrei mettermi a piangere o essere fuori di me perciò stasera mi ritrovo a chiedere consiglio on-line protetta da uno schermo e svariati km. Stavolta però è diverso: se prima provavo paura e repulsione quando mi inducevo il vomito, in questo ultimo periodo provo uno strano piacere nel vomito e non riesco a smettere, ritrovandomi in questa situazione svariate volte al giorno. Mi sento come sse non mi interessassero i danni che questo comportamento può comportare. L'unica cosa importante sembra vomitare cibo e tutto lo schifo che sono.

  2 Risposte pubblicate per questa domanda

Dott. Giuseppe Del Signore Inserita il 05/12/2016 - 13:19

Viterbo
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Gentile Francesca,

purtroppo il suo disagio merita un ascolto attento e un percorso mirato, ma soprattutto non può essere affrontato on-line dietro uno schermo neutro. Tenga presente che lo psicologo è un professionista formato per accogliere e ascoltare le richieste e le domande poste dalle persone in disagio, tutto questo all'interno di una cornice empatica, comprensiva e soprattutto non giudicante.
Se intende iniziare a stare meglio con se stessa, cercando anche di migliore il suo rapporto con il corpo e le sue emozioni sarebbe utile contattare un Collega specializzato in psicoterapia per una prima consulenza.

Cordiali saluti,
Dott. Giuseppe Del Signore - Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Psicoterapia Psicodinamica

Dott.ssa Giuseppina Cantarelli Inserita il 05/12/2016 - 10:06

Cara Francesca,
gli psicologi lavorano per lo più con persone portatrici di disagi affettivo-emotivi , quindi il loro atteggiamento , non è mai giudicante ma sempre tendente alla comprensione e ad una disposizione positiva che permetta al paziente di aprirsi con serenità e fiducia. E' stato molto saggio il suo ragazzo nel consigliarle la visita da uno psicologo , meglio sarebbe uno psicoterapeuta, poichè il suo disturbo potrebbe aggravarsi e va affrontato al più presto. Continuare con questa pratica, potrebbe danneggiarla anche sul piano fisico, causandole alla lunga problemi agli organi interni come lacerazioni gastro-enteriche e altro. Vi sono essenzialmente due tipologie d'approccio ai problemi psicologici, una afferisce alla corrente cognitivo - comportamentale, per cui, viene dato molto spazio al presente e si mira a modificare schemi mentali appresi ,che starebbero alla base del disturbo. Queste forme di psicoterapia prevedono un numero di sedute limitato. L'altra corrente di pensiero è quella psicoanalitica e si propone di scavare più in profondità nella psiche del paziente, per scoprire le cause di un problema che spesso affonda le proprie radici nel passato,periodo di vita a cui viene data molta importanza . Vengono analizzati quindi in primo luogo i fattori affettivo-emotivi sviluppatisi nell'infanzia, cercando di cogliere i nessi che legano le esperienze passate a quelle attuali Lo scopo è quello di rendere la persona più consapevole e di aiutarla a rafforzare le proprie difese psichiche, per permetterle di riuscire affrontare con più equilibrio e meno paura la vita .Molta importanza, in questo tipo di psicoterapia, viene data alla costruzione di una relazione positiva tra psicoterapeuta e paziente, considerata fattore cruciale di cambiamento e di cura.

Sono a disposizione per ulteriori informazioni
Un caro saluto
Dott.ssa Giuseppina Cantarelli
Parma