Le Fasi Evolutive della Coppia

Sesso e Amore
Le Fasi Evolutive della Coppia

L’intento di questo scritto non è quello di dare immagini distorte della coppia, bensì di spogliarla di qualunque idealizzazione si sia soliti fare a tale proposito. Infatti la tv, i libri, il cinema, ci abituano a un’idea decisamente irreale della vita di coppia, e soprattutto le ragazze, per loro natura decisamente sognanti e proiettate alla ricerca dell’uomo ideale, rischiano di peregrinare per anni alla ricerca della storia perfetta o ad idealizzarne erroneamente una che di ideale ha ben poco. Voglio dunque qui dare un’idea piuttosto nuda e cruda di ciò che la vita di coppia è realmente, non per spaventare ma bensì per rendere consapevoli che non si vive nel mondo delle favole: esse vanno bene fino a che si è bambini, ma poi è bene fare i conti con la realtà dei fatti.

Del resto è proprio a questi fatti che tale generazione non è stata preparata: dopo i cambiamenti generazionali e la liberalizzazione dei costumi sessuali molti status quo sono stati stravolti, ma in pochi si sono preoccupati di preparare le nuove generazioni a questi cambiamenti. Nelle scuole si fa educazione sessuale ma non si fa educazione affettiva e sentimentale, si trova lecito che i ragazzi facciano sesso a 14 anni ma non li si prepara minimamente all’affettività: e il sesso svuotato totalmente del suo significato rischia di diventare fonte di confusione per molte persone. E quando si arriva all’età in cui inizia a crearsi una coppia ci si arriva totalmente impreparati sugli aspetti base della relazione, su come dovrebbe funzionare: se si chiede alle persone cosa credono riguardo a una relazione di coppia vengono fuori le cose più assurde, i pregiudizi più infondati e idee totalmente distorte su cosa sia l’amore.

In passato spesso si stava insieme per contratto, il partner veniva con gran frequenza scelto dalla famiglia e i sacri valori del matrimonio imponevano di rimanere assieme nonostante qualunque ingiustizia, infedeltà, cattiveria del partner. Era più un insieme di doveri ed etichette che un piacere, senza alcuna consapevolezza di cosa si stesse vivendo. Oggi che le cose sono totalmente diverse non siamo tuttavia preparati a questo: non si sta più insieme per contratto, ma cosa ci lega? Cos’è l’amore e l’innamoramento? Perché le coppie si sfasciano con tale facilità? Questo avviene proprio perché non abbiamo ancora coscienza di cosa significhi essere coppia oltre ogni contratto, convenzione, dogma, siamo infarciti di idee pseudo-romantiche e sognanti sull’amore, idee che poi si scontrano brutalmente con una realtà in cui invece ci si rende conto che è necessario impegno e dedizione.

Come premessa molto importante e generale dico che parlare di fasi di una coppia non significa che necessariamente ogni coppia debba passare per quelle fasi e soprattutto ogni fase sarà attraversata in modo diverso a seconda delle personalità dei singoli individui, che andranno a unirsi dando luogo a configurazioni ogni volta diverse e peculiari a seconda delle individualità in gioco: ad esempio una persona particolarmente chiusa in sé stessa avrà timore ad aprirsi alla relazione, oppure uno sballone vivrà in modo superficiale fasi che invece richiedono impegno, anzi probabilmente non ci arriverà affatto. In altra sede affronterò il modo in cui ogni tipologia di personalità vive le fasi evolutive della relazione.

Cominciamo dunque a esplorare le fasi evolutive:

  1. La prima è quella dell’infatuazione: questa è la primissima fase in cui prevale principalmente l’attrazione fisica, la chimica tra le persone. È la fase in cui prevale la voglia di contatto fisico, la passione erotica. Questa dinamica mette in atto in modo del tutto inconsapevole specifiche tipologie comportamentali dei copioni di personalità di ognuno. È la fase in cui si cerca di mostrarsi al meglio di quello che si è, tentando parallelamente di nascondere il più possibile i propri lati negativi. E’ anche la fase in cui si tenta di capire quali sono i desideri dell’altro, le cose che piacciono e che appassionano, per poterlo accontentare e quindi conquistare. L’altro viene dunque principalmente idealizzato, visto nei suoi lati positivi e meravigliosi, si esalta l’aspetto fisico, si vede bellissimo, si sogna ad occhi aperti. In questa fase si stabilisce un legame intenso che permetterà ai due partners di definirsi come coppia, di sentirsi complici e reciprocamente corrisposti. Le somiglianze vengono amplificate, le differenze minimizzate (fase dell’idealizzazione). Alle volte la coppia si isola dal mondo esterno. È la fase, inoltre, del riconoscimento e dell’esaltazione delle passioni in comune, in cui quindi si riconosce e si vorrebbe fare con l’altro ciò che piace a entrambi. L’attrazione che si sperimenta in questa fase non è semplicemente chimica, ma anche energetica: nel senso che spesso e volentieri l’inconscio, la parte profonda di noi, ci orienta proprio verso quelle persone che hanno una personalità complementare alla nostra e che dunque possono completarci e arricchirci, attraverso una produttiva integrazione dei sé. Approssimativamente questa fase pochi mesi; oltre questo periodo la fusione diventa sintomo di dipendenza e angoscia d’abbandono e può condurre alla strutturazione di coppie simbiotiche. Quindi una coppia che voglia superare in modo sano questa fase dovrà passare a quella successiva, pena il veder bloccata la relazione come una pianta che cresce dentro lo stesso vaso in cui è nata: o si rompe il vaso o la pianta muore.
     

  2. La fase subito seguente, anche se a volte si sovrappone all’altra o ne segue a passo così breve da parere quasi contemporanea, è quella dell’innamoramento: in questa fase si approfondisce la conoscenza reciproca, si parla molto degli argomenti di comune interesse, si cerca attraverso ciò di iniziare a gettare le basi per la complicità attraverso i gusti comuni, si cerca di mettere in pratica qualche passione comune, tentando così di accontentare l’altro in qualcosa che gli sta particolarmente a cuore. Domina in questo periodo il contatto fisico, si ha molta voglia di abbracciare, di stare vicini fisicamente, non necessariamente dunque una vicinanza di tipo sessuale, ma anche fatta di coccole, baci, carezze. È in questo periodo che si può iniziare a parlare di più del proprio passato e dei propri momenti dolorosi fungendosi reciprocamente da rifugio emotivo: è il momento migliore dunque per svelare le proprie vulnerabilità, posto che si abbia sufficiente coraggio e apertura al rischio per farlo, dato che mettere le proprie debolezze nelle mani di un’altra persona è un atto di coraggio, ma un atto fondamentale per iniziare a prendersi veramente cura di sé e della relazione. È in ogni caso, e questo sarà uno degli elementi distintivi tra innamoramento e amore, una fase in cui si è ancora concentrati sul sé: si vuole l’altro per soddisfare un bisogno personale di affetto, appagamento, protezione, salvagente contro la solitudine, laddove anche la voglia di fare le cose con l’altro non è reale voglia di condividere bensì di godere dell’appagamento egoico che ne deriva. Inoltre in questa fase si è ancora “innamorati”, e alla ricerca di una rispondenza a un certo modello di persona e relazione che abbiamo in testa, cercando dunque di adattare il partner a questo modello. In realtà, potremmo affermare che non si è innamorati dell’altro, ma di ciò che proviamo emotivamente, sessualmente e fisicamente di ciò che l’altro ci fa provare.
     

  3. Sulla base di come si sono vissute le fasi precedenti e di quelli che sono i nostri copioni di base, si arriva alla terza fase, quella in assoluto più delicata, ovvero la fase della differenziazione: questa è una fase cruciale, è una fase di tipo esplorativo-affettivo, ed è quella che deciderà molte sorti della relazione. Tuttavia, essere giunti a questa fase significa aver già fatto grossi passi. Infatti, laddove la semplice infatuazione non riesce ad alimentare la relazione con forza sufficiente a mantenere vivo l’interesse, difficilmente si arriverà a questa fase in cui si inizia a pensare a poter dividere la propria vita con questa persona. La relazione si sarebbe già spenta da sola come un fuoco fatuo. In ogni caso rimane che questa è una fase cruciale perché mette veramente in gioco le due persone con le loro differenze sostanziali che, se rimanevano in secondo piano nelle fasi precedenti, adesso emergono in tutta la loro evidenza. Infatti, oramai usciti dalla fase dell’idealizzazione, si gettano via le maschere e si inizia a vedere la persona per ciò che ella realmente è, con tutte le sue debolezze, ferite, problematiche, copioni di personalità che possono parere incompatibili con i nostri. Emergono tutte le parti della propria personalità, comprese quelle che si tentava di nascondere e possono iniziare gli scontri tra le varie parti di sé dei due membri. Il gioco qui si fa decisivo: di fronte alla constatazione delle Le fasi evolutive della coppiadifferenze alcuni mollano per mancanza totale di voglia di impegnarsi al necessario processo del venirsi incontro. Chi invece resiste ha sicuramente messo su le fondamenta della sua casa nella roccia, perché trovare il modo per venirsi incontro è l’ingrediente fondamentale. Per questo tale fase è anche definita “esplorativa” perché si osserva come l’altro si comporta per vedere quali sono gli aggiustamenti in itinere che è necessario fare, o, se le differenze sono troppo consistenti, abbandonare il campo. Il motore principale per condurre veramente bene questo processo è uno solo: si chiama “affettività”. E se si è giunti fin qui certamente non manca. L’affettività permetterà di rendere piacevole questa sperimentazione: si imparerà a ironizzare sui punti deboli, si imparerà a scherzare insieme, a “riderci su”, si tenteranno aggiustamenti in itinere, in vista di immaginare come potrebbe essere dividere la vita con quella persona, e ciò a sua volta crea complicità e intesa. L’affettività inoltre creerà calore, voglia di nutrirsi dell’appagamento che deriva dal calore di stare abbracciati e farsi coccole e carezze, come nella fase precedente, ma in modo più affettivo e meno egoico. È fondamentale in questa fase imparare ciò che sarà primario dopo, ovvero rispettare gli spazi dell’altro, evitare controlli e gelosie immotivati, mentre sarà fondamentale il dialogo, il creare più occasioni possibili per stare insieme, non solo nello svago, come era nella fase precedente, ma anche nella routine quotidiana, perché è in essa che dovremo vivere e solo in essa potremo misurarci davvero.

    È facile andare d’accordo quando si fa una vacanza o si va a cena fuori o al cinema, ma in casa è decisamene diverso, perché emergono i propri sé primari, che andranno spesso a scontarsi con i sé rinnegati dell’altro. Ecco il momento cruciale: è qui infatti, che l’atteggiamento di una persona, dettato dal suo sé primario, può andare a cozzare pesantemente con il sé primario dell’altra. E se non si impara a gestire le dinamiche conseguenti il botto è dietro l’angolo. Parlerò in un altro articolo delle dinamiche complesse che si creano qui, mi limito per adesso a dire che questa è la più preziosa occasione che la vita possa offrire per progredire: infatti i sé primari dell’uno sono i sé rinnegati dell’altro e farli emergere non fa altro che avvicinare e arricchire il proprio sé. Nella dinamica dei copioni vedremo che, se i due copioni che si scontrano sono affini, avranno, avvicinandosi, grosse potenzialità di crescita personale, perché riconosceranno le potenzialità arricchenti insite nel loro incontro. Chi parte da copioni affini è certamente avvantaggiato, ma bisogna tener conto degli altri copioni adiacenti che possono disturbare questo processo. Così come è necessario riconoscere nelle cose che dell’altro possono infastidirci, i nostri sé rinnegati che invece dovremmo imparare ad integrare in noi per essere più completi.

    Ad esempio se l’atteggiamento scostante del sé primario di Antonio si scontra con il bisogno di attenzioni del sé primario di Carla, è evidente che avverrà il botto. Se invece Antonio impara a riconoscere il suo sé rinnegato “bisogno di attenzioni” e Carla impara un po’ l’arte del distacco, diverranno l’uno fonte di arricchimento per l’altro, ma questo implica tanta forza di reggere le frustrazioni, tanta maturità da mettersi in discussione e tanto impegno. In questo l’amore è impegno, tanto impegno, ma i frutti possono essere enormi. Lo scopo di questa fase è dunque la capacità di esprimere e accettare le singole individualità e le reciproche differenze gestendole in modo costruttivo e soddisfacente per entrambi. La ridefinizione dei propri confini viene espresso attraverso attività e spazi separati. Le difficoltà diventano più forti quando uno dei due non è pronto a crescere, e mette in atto tutti i tentativi per mantenere lo status quo. In questo caso il cambiamento viene visto come un segnale di deterioramento del rapporto, ed emerge il fantasma dell’ abbandono e di un amore non più corrisposto. Questo pensiero distruttivo si può evitare solo aprendosi alla crescita e al cambiamento, cosicchè non vedremo più nell’altro una minaccia bensì una risorsa.
     

  4. Se la terza fase viene condotta con abilità affettività e impegno da entrambi i partner ecco che nasce l’amore: ecco già una prima differenza con l’innamoramento e con l’infatuazione. Essi arrivano all’improvviso, in un modo che te ne accorgi necessariamente. L’amore invece arriva discreto in punta di piedi, giorno dopo giorno, grazie alla continua costruzione, complicità, affettività, intimità e intesa che emergono piano piano dalla relazione e dell’avvicinamento reciproco. Piano piano, in un modo che è diverso da persona a persona, tale per cui per qualcuno ci vogliono anni, per altri bastano mesi, ecco che emerge un nuovo modo di vedere l’altro, di vedere la relazione. Si inizia a sentire di poter lasciare il proprio porto sicuro, le proprie abitudini rigide, si è davvero pronti a mettersi in gioco con tutti noi stessi. Si inizia a capire che l’altra persona può essere davvero colei con cui dividere la nostra vita e costruire qualcosa di nuovo, un tutto che è più della somma delle parti, ovvero un qualcosa che inizialmente implica l’andare a vivere insieme e poi eventualmente mettere al mondo dei figli. Ci si distacca totalmente dalla simbiosi, in quanto nell’innamoramento e nell’infatuazione si cerca simbiosi, nell’amore ci si distacca, si rispetta lo spazio dell’altro, ci si fida di lui, si rispetta per quello che è, perché si è imparato a capire che ci ha aiutati ad arricchire la nostra vita.

    Si ama l’altro non più per ciò che ci dà ma per ciò che è.

    I due elementi della coppia sono indipendenti, ma allo stesso tempo sono in grado e vogliono dare all’altro. E’ la fase in cui si scopre che il difetto dell’altro fa sorridere, è la fase in cui se i due discutono lo fanno sui contenuti e non sulla persona. Ecco perché l’amore nasce dall’impegno e si alimenta nell’impegno, in quanto si cambia nel corso della vita e bisogna sempre essere pronti a nuovo adattamenti. Non si teme più la vulnerabilità perché abbiamo imparato a fidarci dell’altro e a capire che ci amerà anche nei nostri lati oscuri e perché così, attraverso lo sguardo affettivo con cui l’altro ci ha guardato dentro, abbiamo imparato noi per primi ad accettarci per ciò che siamo. Gli obiettivi di questa fase sono: la capacità di impegnarsi/coinvolgersi con l’altro (anche in situazioni di disaccordo) e di esprimere se stessi e la propria individualità senza paura di rendersi vulnerabili, di perdere autostima/autonomia, di allontanare il partner. Si comprende che l’altro non ci appartiene, è con noi pur essendo sé stesso, perché l’amore non toglie libertà, la dona. Possibili conflitti nascono se uno dei due partner è ancora nella fase di  sperimentazione mentre l’altro si è molto evoluto. Si potrebbe fare il paragone bowlbiano della base sicura materna: nelle fasi infatuazione/innamoramento si vede l’altro come base di attaccamento tale per cui se non l’abbiamo stiamo male, ne abbiamo bisogno come se quella persona ci fornisse un nutrimento affettivo che se viene a mancare fa soffrire e crea ansia da separazione. Vediamo l’altro come la toppa o la pezza da mettere ai nostri strappi interni, mentre l’altro non deve riempire alcun vuoto, ma solo arricchirci.

    Nella fase dell’amore invece non si soffre se l’altro è assente, perché abbiamo imparato a introiettarlo come base sicura, sappiamo che c’è in ogni caso. Nell’amore non si mette pià avanti il proprio appagamento personale, bensì il bene dell’altro, abbandonando qualunque residuato dell’egocentrismo infantile. Poco romantico? Si, pare assurdo dirlo, ma l’amore è razionale, a differenza dell’innamoramento che non lo è, o lo è molto meno. Se non si ragiona è impossibile amare, poiché amare è anche insegnare. Quando si ama, i sentimenti che si provano vengono incanalati nella ragione per fluire poi in amore pieno. Quando si ama un’altra persona non si sta insieme a lei solamente in base ai sentimenti che personalmente si provano. L’egoismo viene messo da parte e la ragione sentimentale prende il sopravvento innescando un movimento di ragione e sentimento che si alimentano l’uno con l’altro come fossero un movimento infinito. Amare è anche dare all’altro cose che possediamo interiormente e con le quali vogliamo arricchire l’altro. Anche a costo di perdere la persona amata. Non ci si comporta come se si avesse sempre una pressione e una paura di perdere quella persona, ma ci si muove impavidi, poiché il bene dell’altro viene prima del bene personale. Così si raggiunge anche una maturità piena e una vera consapevolezza di noi stessi e di chi ci sta a fianco. Quest’ultimo non avrà di fianco una persona arrendevole, ma una persona fermamente convinta di amare e questo gli permetterà di crescere emotivamente e di maturare.

    Troppo spesso oggi le persone sono in balia di innamoramenti che poco portano e poco insegnano, che poco sapranno fare crescere e maturare, che troppo spesso sono caratterizzati da un grande egosimoemozionale. Il vero amore rimane per lo più nascosto nel mondo, tra quelle pochissime persone che hanno saputo crescere e maturare e hanno deciso di amare l’altro e non solo sé stessi, ma che hanno anche imparato ad amare sé stessi al punto da voler migliorare accettando l’arricchimento che l’altro può dare e avendone fiducia. È l’apertura più bella e appagante che si possa sperimentare, è un qualcosa che finalmente spezza le catene della nostra esistenza, che sana le ferite della nostra infanzia e che asciuga le lacrime mai piante, che sa ascoltare il grido sordo della nostra anima senza rimanerne sconvolto. Chi ama dona libertà, non la toglie, e non teme di donarla, non teme più la sua vulnerabilità.