Il trauma: la ripresa di un tempo interrotto

Psicologia e dintorni
Il trauma: la ripresa di un tempo interrotto

La parola “trauma” ha assunto un uso comune nel nostro linguaggio. Andiamo però a vedere cosa intende la psicoanalisi con questo vocabolo e quali sono gli aspetti salienti dell’esperienza traumatica, in modo da poter individuare delle possibili soluzioni per superarlo.

Quando si vive un’esperienza traumatica ci si può sentire assaliti da emozioni incontrollabili, da ricordi improvvisi che come del flash ci colgono alla sprovvista e ci terrorizzano, ci si sente sempre in allarme, in una situazione di pericolo o, ancora, ci si sente distaccati da tutto, in uno stato do torpore in cui l’evento traumatico non riguarda noi e lo ricordiamo senza nessuna emozione, come se fosse accaduto ad un’altra persona a noi distante.

Per la psicoanalisi non conta necessariamente la portata reale dell’evento traumatico, ma il modo in cui una persona lo ha vissuto ed inserito nella sua psiche. Un episodio molto catastrofico può non essere vissuto come traumatico da una persona, mentre un evento molto meno eclatante può risultare traumatico per un’altra. Non è quindi l’evento in sé ad essere traumatico, ma la risposta emotiva che ne segue e che dirige la nostra reazione e il modo in cui ci sentiamo.

La psicoanalisi definisce il trauma come un evento che si ripete nel tempo, in modo cumulativo. Raramente è traumatico un evento singolo, ma la sua ripetizione, nelle possibili varianti, nel tempo, che dunque porta con sé un “già provato” psichico. Traumatica è qualsiasi situazione che ci faccia sentire impotenti e sopraffatti dalle circostanze, con un conseguente senso di vulnerabilità e di precarietà.

Non tutti gli eventi che apparentemente potrebbero sembrare traumatici lo sono: per essere vissuto come un trauma, un evento deve avere delle caratteristiche:

  • Si ripete realmente nel tempo, o comunque la minaccia di un suo ripetersi si protrae in maniera continuativa;
  • La portata dell’evento è superiore alle capacità della persona di farvi fronte, generando dunque un sentimento di impotenza e di sopraffazione;
  • Ci si sente intrappolati, in balia dell’altro, che quindi ha una forza nettamente superiore alla nostra;
  • Si verifica in una fase della vita in cui siamo particolarmente vulnerabili e incapaci di difenderci, come ad esempio durante l’infanzia;
  • Ci coglie in maniera inaspettata e improvvisa, andando a minare il normale flusso di vita, che si interrompe in maniera incontrollabile.

Ci sono alcuni “sintomi” che ci aiutano a comprendere che siamo in presenza di un trauma, alcuni che si manifestano nell’immediatezza, altri in maniera differita.

Molti di questi sintomi sono una normale reazione ad un evento con una portata superiore a quella che possiamo sopportare e, anche se in maniera patologica, servono all’adattamento al reale.

Ad esempio la persona che ha vissuto un trauma può manifestare incredulità, shock, provare ed esternare emozioni rabbiose o di confusione e disperazione. Oppure può sentirsi in un forte stato di ansia e vedere accentuate le sue paure, che la portano a sperimentare una grande tensione muscolare e tachicardia, sintomi caratteristici degli stati ansiosi.

In un secondo momento invece si possono notare sintomi quali la negazione dell’accaduto, la comparsa di flash relativi all’evento traumatico, una sensazione di distacco dall’accaduto in contemporanea a difficoltà di concentrazione e a sbalzi di umore apparentemente immotivati, cosi come un vissuto di vergogna che porta ad un ritiro sociale. Sono frequenti gli incubi notturni e, soprattutto nei bambini, le reazioni stereotipate che si manifestano attraverso un gioco ripetitivo intorno all’evento traumatico.

Nel momento in cui si verifica un trauma si prova un forte dolore, che accompagna la persona per tutto il tempo necessario al suo superamento. Tale dolore ha la funzione di rimanere in contatto con il proprio mondo interno, per fare quello che viene definito come “superamento del trauma”. Non va quindi eliminato con i farmaci, ma va canalizzato con l’aiuto di un professionista.

Il trauma ha come caratteristica quella di interrompere la fluidità della vita normale, mettendo la persona che lo subisce di fronte alla sua fragilità e vulnerabilità. La psicoterapia aiuta la persona a superare questo momento estremamente complesso, attraverso il processo di rielaborazione del trauma. In terapia avviene che il trauma viene inserito nel tempo passato, chiuso e definito in cui non si avverte più la possibilità di un suo ritorno possibile. Viene fatto un lavoro attraverso cui si recuperano le risorse per farvi fronte, risorse che si sente di non avere più ma che possono essere trovate nel vissuto di ognuno.

Di fronte ad un trauma può accadere che si verifichi una dissociazione, ovvero l’evento traumatico è relegato ad uno spazio psichico estremante lontano e dunque inaccessibile all’elaborazione.

Questo succede soprattutto nei casi di trauma infantile, dove il senso di fiducia che si sta creando verso le figure adulte di attaccamento viene meno, mettendo il bambino a rischio di “morte psichica”: per sopravvivere a questo pericolo il bambino si struttura sulla base di una dissociazione che viene mantenuta, ad un prezzo altissimo, per tutta la vita.

L’evento traumatico viene segregato in un luogo lontano e non accessibile, non ripercorribile. Nel lavoro terapeutico però il trauma può essere recuperato attraverso la condivisione dei sentimenti di dolore, di paura che sono i correlati più accessibili dell’evento rimosso. Il sentire di poter condividere questi sentimenti in un ambiente dove si sente di poter avere fiducia funge da esperienza riparatrice della rottura traumatica, restituisce la fiducia di base nell’altro e permette di ripristinare una parte della vita psicoaffettiva che si è bruscamente interrotta al momento dell’evento traumatico.

Capita spesso, durante l’infanzia, che si verifichino dei traumi silenti o traumi cumulativi, che non hanno mai dato alcun segno di sé: accade poi che durante l’età adulta questi traumi si manifestino all’improvviso, con conseguenze devastanti. In psicoanalisi questa possibilità è definita come aprês coup: un evento molto lontano nel tempo, apparentemente non traumatico, che si manifesta in maniera successivamente, molto forte, in seguito ad un evento apparentemente banale del presente. Anche se la causa scatenante è nel presente, le motivazioni di una reazione cosi inaspettata vanno ricercate nell’evento del passato, rimasto a lungo silente.

La capacità di fronteggiare il trauma facendo appello alle proprie risorse interne ed esterne è la resilienza, letteralmente la “capacità di assorbire un urto senza rompersi”. Può succedere però che tale capacità venga meno e dunque chiedere un aiuto per significare un evento apparentemente senza senso ed inserirlo nella storicità della propria vita, senza percepirlo come una costante minaccia è una capacità salva vita.