Il nostro bambino e' nato! e adesso come si fa? La nascita e i primi giorni: istruzioni per l'uso

Pubblicato il 14 maggio, 2019  / Genitori e figli
nascita

La nascita di un figlio è il momento che la maggior parte dei genitori ricorda come il più emozionante della propria vita. Sia che il bambino nasca naturalmente sia attraverso il cesareo, nell’attimo in cui ci si incontra per la prima volta, realizziamo che nella nostra vita è entrata la persona, che per tanti versi, è la più importante, quella a cui ci legherà un amore reciproco talmente tenace da cambiare il senso e le priorità della nostra persona e della nostra esistenza.

E’ bene tuttavia tenere a mente che la forza e la complessità di questo amore potente non è certamente privo di sensazioni “negative”. I sentimenti confusi che si possono provare per il proprio bambino non sono un’indicazione netta di quello che sarà la relazione affettiva in futuro con lui. L’ondata impetuosa di tenerezza che si prova quando lo si culla e gli si accarezza la testolina ricoperta di morbida peluria, si può trasformare in irritazione furiosa per un pianto incessante o in un senso di claustrofobia al pensiero di essersi legate per sempre a lui e che non si può più essere completamente autonome e libere.

Saranno le sensazioni del nostro corpo a contattare la parte viscerale dell’amore. Il corpicino del nostro bambino si adatta perfettamente al nostro seno, al nostro ventre, alla nostra spalla. Il nostro dito viene afferrato e stretto istintivamente dalla sua manina. Il suo sguardo sfuocato sembra tuttavia fissarci con un’intensità commovente. Prendersi cura di un bambino è un compito impegnativo, ma può essere di una bellezza tale che anche il peso della fatica diventa leggero da sostenere, a condizione che seguiamo alcune linee di condotta che salvaguardino il benessere reciproco.

E’ naturale sentire il dubbio di far bene nei primi giorni di vita del neonato. D’altronde si è appena nate come mamme. Come il bambino ha il compito di adattarsi a quel mondo così strano e diverso dall’utero in cui era racchiuso, così i neo genitori si adattano al loro mondo che è cambiato, gradualmente e senza inutili sensi di colpa. Questo articolo intende dare degli spunti per concretizzare una linea di condotta positiva che sia di beneficio concreto per il bimbo, mentre il senso di colpa è inutile quanto dannoso perché serve solo a recriminare su quanto abbiamo o non abbiamo fatto e distoglie la nostra attenzione su quello che invece è più utile fare per risolvere un problema.

Se si tengono conto delle "indicazioni” che il bambino ci fornisce e ascoltiamo le nostre sensazioni, è possibile che il nostro comportamento sia efficace. Se nostro figlio piange ogni volta che lo mettiamo nella culla, l’affannarsi a cercare di capire, con senso di colpa, dove abbiamo sbagliato, non ci porterà a nulla. E’ meglio che smettiamo di affannarci e ascoltiamo il bambino e noi stesse. Il suo pianto non ci ha procurato certamente una sensazione di benessere e quindi è preferibile portarlo in giro tra le braccia o sulle fasce legato a noi che sentire un pianto incessante che ci preoccupa. Solo quando sarà tornata la quiete, allora con calma si possono cercare soluzioni più comode.

E’ importante, soprattutto nel primo mese, che la coppia dei genitori e il loro bambino abbiano la tranquillità di adattarsi a un nuovo stile di vita e a conoscersi. Quando si vive un cambiamento così importante in cui siamo sollecitati da un notevole impatto mentale, emotivo e fisico che la nostra nuova condizione comporta, è importante avere il coraggio e la capacità di filtrare gli stimoli provenienti dall’esterno e a mettere dei salutari confini.

Di seguito alcuni suggerimenti:

· Iniziare a dire già dalla fine della gravidanza che le visite di parenti e amici possono essere apprezzate e godute pienamente dopo almeno un mese di nascita del bambino. Chi vuole venire a fare visita in ospedale, non è il caso che si precipiti a casa appena rientrate con il neonato tra le braccia! Comunicarlo prima, può essere utile per evitare di rispondere al telefono a chi chiede di poter fare visita ( nei primi tempi anche rispondere alle telefonate può diventare faticoso e francamente un po’ fastidioso); per evitare il fraintendimento di amici e parenti i quali possono temere che, se non vengono nei primi giorni, voi possiate tacciarli di menefreghismo e disinteresse; per evitare chi suona il campanello di casa senza avvertire pensando di non disturbare, tanto siete a casa; per evitare che i nonni e zii piombano a tutte le ore perché non possono resistere più di tanto senza vedere il loro amato fagottino

La fatica in più che questo comporta innervosisce a tal punto che chi ne fa le spese siete voi genitori e il bambino. In questo momento siete la cosa più importante. Il ritrovare il vostro equilibrio è fondamentale ed è assolutamente prioritario rispetto alle norme di “conformità”, “sopportazione” ed “educazione sociale”. Ricordiamoci che possiamo dire serenamente quello che pensiamo, trovando il modo educato per dirlo. Esprimere la necessità all’inizio della vostra vita insieme di voler vivere uno spazio temporale per voi e per il vostro bambino senza avere continuamente persone attorno non significa che gli altri li rifiutiamo o ci stanno antipatici o non siamo ospitali, semplicemente abbiamo bisogno di questa intimità.

E’ importante anche ritagliare ogni momento libero dalle esigenze del bambino, per preservare quello spazio in cui la coppia si prende il tempo per parlare, confrontarsi, condividere le proprie sensazioni di gioia, smarrimento, inadeguatezza per il grande cambiamento che ha investito la propria vita.

· E’ naturale aver bisogno di aiuto. E si può chiedere. Si diventa madri e si ha bisogno della propria madre. Le donne che purtroppo hanno perso la mamma prima di diventare madri esse stesse, in questo periodo possono sentirne la mancanza in maniera lancinante. Per queste mamme il suggerimento è quello di prendere come eredità affettiva quello che hanno apprezzato nella relazione con la loro e aggiungere queste caratteristiche al proprio personale modo di essere. Se non si ha avuto un buon rapporto con la propria madre nell’infanzia, il diventare a propria volta madri può riaprire vecchie ferite che si credeva o si sperava fossero rimarginate ; in questi casi può innescarsi pertanto il desiderio intenso, attraverso la cura del proprio figlio, di fornire quell’amore di cui si aveva bisogno e allo stesso tempo si addensa dentro di sé la paura profonda di non saperlo fare.

Per le neomamme che non hanno la possibilità di avere la vicinanza concreta dei propri genitori, possono chiedere aiuto alla suocera (se ci si trova a proprio agio con lei e non sotto forma di “obbligo” familiare), a un’amica, sorella, zia. In questo periodo avrete bisogno del vostro compagno che un po’ diventa il capro espiatorio delle montagne russe emotive che la neo mamma sperimenta e di una figura femminile importante.

· E’ comunque bene ricordare che, per quanto all’inizio possiamo sentirci destabilizzate, confuse, vulnerabili e inesperte questo non significa che tutti i suggerimenti (e saranno tanti!) di come accudire il neonato, vadano presi per oro colato anche a discapito di quello che sentiamo giusto per noi e per il nostro bambino. Sembra che siamo circondate da puericultrici, pedagogiste, psicologhe dell’età evolutiva, pediatre! Arginare con educazione e fermezza i consigli non richiesti e tanto più le critiche, è necessario per il nostro benessere e quindi anche quello della nostra famiglia. Tacere e sopportare per poi prendersela con il marito per l’invadenza di sua madre, sua sorella, sua cugina, la vicina di casa eccetera eccetera, oltre a non risolvere il problema dell’ingerenza altrui, ne crea un altro.

In genere i consigli delle “esperte” vertono su questi tre punti:

L’ allattamento e gli orari ad esso riferiti. Solo noi possiamo decidere se allattare al seno o artificialmente. Si tratta di noi e del nostro bimbo e nessuno si può arrogare il diritto di spingerci in un senso o nell’altro o di criticarci qualunque sia la nostra decisione. Sappiamo già che il latte materno dal punto di vista nutritivo è più compatibile, ma anche le moderne formule di latte per neonati sono quasi altrettanto buone e potrebbero essere persino migliori per il bambino dal punto di vista emotivo se la mamma è più serena utilizzando il biberon.

Se non vi è un fastidio personale all’allattamento al seno, anche per le mamme che, per qualsiasi motivo decidono l’allattamento artificiale, potrebbero i primi giorni provare l’allattamento al seno perché il colostro prodotto in questo primissimo periodo fornisce al neonato molti anticorpi. Per quanto riguarda gli orari, in genere il bambino ha un meccanismo, seppur imperfetto, di autoregolazione: pertanto sarebbe opportuno allattare a richiesta: già dopo un mese si stabilirà uno schema orario della richiesta di allattamento molto più regolare; tuttavia se ci si sente a disagio con il dover “sottostare” alle esigenze alimentari imprevedibili che il bambino richiede, si può provare uno schema ad orario programmato con i suggerimenti dati dalle ostetriche e puericultrici (quelle vere, però!).

Una delle preoccupazioni più frequenti delle madri è se il latte è abbastanza nutriente e se il bimbo mangia a sufficienza. Quando si hanno dei dubbi in tal proposito, non è utile né fare analizzare in laboratorio il proprio latte, né diventare ossessive con la doppia pesata. Ciò che conta è come il bimbo cresce. La bilancia diventa importante per verificare la crescita settimanale e il pediatra, durante le visite periodiche, potrà confermare la regolarità dell’aumento di peso. Qualora fossero necessarie delle correzioni o integrazioni, sarà il dottore a dare le indicazioni opportune.

Dove far dormire il bambino. Il far dormire il bambino nella propria camera o in un’altra è una scelta che riguarda la predisposizione e la preferenza dei genitori e la parte pratica dell’accudimento del neonato. Quello che è invece importante è che, a prescindere da dove dorma, il bambino si senta accolto nelle sue esigente di contatto fisico, nutrimento, temperatura adeguata della stanza (non più di 20°C), indumenti morbidi e confortevoli (non va coperto eccessivamente né con indumenti troppo pesanti né con piumoni), accudimento corporeo. Quando il bambino dorme va sempre messo a pancia in su; è bene eliminare le fonti di rumore eccessivo ( ad esempio televisione a volume alto, aspirapolvere), ma non ci deve essere assoluto silenzio altrimenti il bambino si abituerà a dormire solo in assenza assoluta di stimoli uditivi. E’ importante per la mamma imparare ad evitare di buttarsi a capofitto a fare i lavori di casa che inevitabilmente rimangono indietro (chiedere aiuto e collaborazione per le faccende e incombenze domestiche è pertanto necessario), e approfittarne invece per dormire o riposarsi a sua volta.

Il tenere o no in braccio il bambino quando piange. Il bambino ha bisogno del contatto fisico per sopravvivere. Lasciarlo piangere nella carrozzina o nella culla perché altrimenti “si vizia” è impedirgli la sua necessità vitale di essere confortato, sostenuto e amato. Non fornire una risposta a questo bisogno lascia il bambino nella disperazione dell’abbandono, nella disperazione del nulla. E’ utile ricordare che le basi di ogni relazione affettiva si struttura nel contatto umano, soprattutto con la mamma. La capacità della madre di sintonizzarsi con gli aspetti più affettivi ed emotivi del bambino permette la costruzione di quei legami di attaccamento, sicurezza ed affetto che sono alla base della costruzione di relazioni umane soddisfacenti.

Un’altra diceria che spesso viene scambiata per verità scientifica è che “piangere fa sviluppare i polmoni”. I polmoni funzionano già bene nell’atto stesso di respirare e non occorre chissà quale “allenamento supplementare”

In questo primo periodo così importante e impegnativo, è una buona cosa permettersi una morbidezza non solo nella cura del proprio piccolo, ma anche nel prendersi cura delle proprie parti emotive delicate e sensibili.

Bibliografia:

  • P. Leach “Come allevare il bambino dalla nascita ai 6 anni”