Il ruolo dello stress in oncologia

Come gestire lo stress nel percorso di malattia e nel periodo successivo

Pubblicato il 27 settembre, 2017  / Ansia e Depressione
Il ruolo dello stress in oncologia

Il RUOLO DELLO STRESS NELLE PATOLOGIE E NEL FOLLOW UP ONCOLOGICO

Lo stress è la risposta dell’organismo ad una richiesta ambientale valutata come pericolosa e/o difficile da soddisfare ed i suoi meccanismi sono ormai considerati centrali nel rapporto fra comportamento, esperienza e funzioni immunitarie in quanto è considerato come la reazione del nostro sistema agli stimoli derivanti dall’ambiente oppure alimentato da vissuti passati o anticipazioni future.

I meccanismi dello stress sono espressione dello sforzo messo in atto dall’organismo per prepararsi ad affrontare o evitare una minaccia reale o immaginaria. Questo si traduce, a livello di sistema simpatico, nella trasmissione di tali informazioni dalla corteccia all’ipotalamo il quale innesca la reazione primaria di stress che va a stimolare le ghiandole surrenali a secernere epinefrina e norepinefrina, reazione che noi viviamo come eccitazione accompagnata da aumento della pressione arteriosa, del battito cardiaco, sudorazione, costrizione dei vasi sanguigni periferici, influenza nella modulazione del sistema immunitario.

L’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene produce infatti una stimolazione a catena di ipotalamo, ghiandola pituaria e corteccia surrenale provocando rilascio di glucocorticoidi il più noto dei quali è senz’altro il cortisolo, detto ormone dello stress, la cui aumentata secrezione nel tempo è associata dalla letteratura scientifica internazionale alla compromissione funzionale del sistema immunitario ed alla distruzione neuronale nell’ippocampo.

A lungo termine, come nel periodo di malattia e follow up oncologici, un’eccessiva esposizione allo stress può quindi essere collegata ad una compromissione della funzione immunitaria, a cambiamenti emodinamici quali aumento di pressione sanguigna e battito cardiaco, alla variazione nei normali ritmi cardiaci e produrre squilibri neurochimici che possono contribuire all’iper o ipofunzionalità dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (3) con modificazione del livello di cortisolo nonché concorrere allo sviluppo di malattie fisiche quali colite ulcerosa, diabete mellito, asma bronchiale e sclerosi multipla.

La letteratura scientifica internazionale riporta come cambiamenti nella funzione immunitaria possono essere provocati da condizionamento classico, stress ed altri funzioni psicosociali e come lo stress sia in grado di indebolire la capacità del sistema immunitario di combattere le infiammazioni che, se cronicizzate, concorrono ad una vasta gamma di patologie, incluse quelle delle arterie coronariche, inoltre un importante evento stressante è in grado di provocare conseguenze anche in un secondo momento della vita.

Per quanto riguarda in particolare la relazione fra stress e patologie oncologiche la letteratura riporta una diminuzione della reattività dei linfociti a seguito di reazione di stress la quale influenza direttamente l’apparato immunitario aumentando l’incidenza di tumori e la probabilità di metastasi e può ridurre la latenza di manifestazione dell’adenocarcinoma mammario virale nonché deprimere i linfociti natural Killer, importante risorsa nella difesa contro il cancro.

Si riscontra inoltre, nelle persone affette da tumore al seno, un’esposizione ad eventi di vista stressanti quattro volte maggiore rispetto alla popolazione generale. E’ ormai noto infatti come fattori psicosociali possano influenzare comparsa e decorso delle malattie neoplastiche e, in particolare, come condizioni ambientali stressanti facilitano la crescita del carcinoma mammario .

Una delle massime studiose di psicologia dei traumi e delle crisi ha evidenziato come eventi di vita stressanti possano derivare da situazioni ambientali e/o contestuali oppure essere conseguenza di fattori psicologici interni all’individuo. Infatti, l’anticipazione di uno stressor, quale è senza dubbio la paura della recidiva nell’affrontare il percorso di follow up oncologico può essere stressante almeno quanto la sua vera realizzazione e, a volte, persino di più, come confermano alcuni studi che dimostrano effetti cardiovascolari più importanti nell’anticipazione dell’evento stessante piuttosto che durante la sua realizzazione. Eventi non controllabili, come l’esito degli esami di follow up, sono percepiti come più stressanti a causa della consapevolezza di non poter intervenire.

Poiché lo stress è conseguenza di processi di valutazione personale e soggettiva, anche rispetto alle proprie capacità di affrontare la situazione, un percorso di sostegno psico-oncologico, unitamente a tecniche di rilassamento mindfulness, aiuta a “voltarsi gradualmente verso le difficoltà”, divenire consapevoli delle proprie capacità di fronteggiamento e gestire al meglio le problematiche che si presentano lungo il percorso, compresa la gestione della sofferenza fisica e psicologico.

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