I disturbi d’ansia in adolescenza: promemoria per i ragazzi e per i genitori

Pubblicato il 8 febbraio, 2020  / Genitori e figli
I disturbi d’ansia in adolescenza: promemoria per i ragazzi e per i genitori

Umberto Galimberti descrive l’adolescenza come “quella fase precaria dell’esistenza dove l’identità appena abbozzata non si gioca come nell’adulto tra ciò che si è e la paura di perdere ciò che si è ma nel divario ben più drammatico tra il non sapere chi si è e la paura di non riuscire ad essere ciò che si sogna”.

Prima di addentrarmi nell’approfondimento dell’ansia in adolescenza, cerchiamo di capire insieme cosa si intende per ansia. La definizione che ritengo più chiara è quella dell’APA (American Psychological Association): “ l’ansia è l’anticipazione apprensiva di un pericolo o di un evento negativo futuro, accompagnata da sentimenti di disforia e da sintomi fisici di tensione ( tachicardia, capogiri, sudorazione, aumento della pressione arteriosa). Gli elementi esposti al rischio possono appartenere sia al mondo esterno sia al mondo interno”.

Gli antichi greci la chiamavano “melanconia”; nel Medioevo era considerata invece una malattia mentale da curare con la religione. Dal 1800 viene classificata come malattia da curare con i farmaci e poi con la psicoterapia.

Deriva dal latino “angere” cioè stringere. Comunica molto bene la sensazione di disagio vissuta da chi soffre di disturbi legati allo spettro ansioso ( le idee di costrizione, imbarazzo, incertezza sul futuro).

Nei dati ISTAT dell’anno 2017 si sottolinea che 2 milioni e mezzo di italiani soffrono di ansia e che tale disturbo è più frequente nelle donne rispetto agli uomini in un rapporto di 2:1.

Qual è la differenza tra ansia e paura? La prima si pone l’obiettivo di affrontare la preoccupazione sulla verificabilità di un evento futuro mentre la paura è una reazione funzionale utile ad affrontare un pericolo immediato.

Entrambe hanno un ruolo ADATTIVO ( normale): quando un bambino subisce la minaccia di una separazione dai genitori, al primo giorno di scuola, davanti ad un primo appuntamento di un adolescente oppure agli esami di maturità. In tutti quei momenti, quindi, in cui si manifesta la crescita, il cambiamento o esperienze di vita nuove.

Il DSM V ( Diagnostic and statistical manual of mental disorders, 2014) rintraccia 8 disturbi legati al sintomo ansioso:

  • ansia da separazione

  • mutismo selettivo

  • agorafobia

  • ipocondria

  • fobie specifiche

  • ansia generalizzata

  • attacchi di panico

  • fobia sociale

I primi due disturbi si manifestano prevalentemente nell’infanzia mentre gli altri si presentano maggiormente dalla pubertà in poi.

Cosa significa quindi soffrire di ansia in adolescenza?

I ragazzi comunicano attraverso tale sintomo che hanno difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti e ad acquisire nuove competenze personali e relazionali.

La fase adolescenziale richiede la ristrutturazione di tutto ciò che c’era prima ( pensieri, idee, ecc..) perché si inizia a cercare un’autonomia di pensiero che non dipenda più dai quella dei nostri genitori.

Quali sono i disturbi d’ansia più frequentemente riscontrabili in adolescenza?

  • L’ ansia generalizzata caratterizzata da tensione somatica, rimuginio, difficoltà di concentrazione, irritabilità, preoccupazione per i comportamenti e richiesta di rassicurazione, obiettivi troppo elevati, evitamento di situazioni per paura di sbagliare, paura di essere rifiutati nelle relazioni ecc..

  • La fobia sociale caratterizzata da eccessiva timidezza nei confronti di figure poco familiari tale da compromettere le relazioni con coetanei, le prestazioni scolastiche e il funzionamento relazionale. E’ presente inoltre la preoccupazione di sentirsi umiliati, la paura del giudizio negativo degli altri. Nelle relazioni familiari invece funzionano meglio.

  • L’agorafobia determinata da una sensazione di grave disagio di chi si trova in ambienti non familiari o in ampi spazi all’aperto o affollati, temendo di non riuscire a controllare la situazione e che sia difficile fuggire.

  • La fobia specifica davanti all’esposizione di oggetti o situazioni temute (sangue, trasfusioni, animali ecc..)

  • L’attacco di panico caratterizzato da uno stato di ansia fortissima che insorge per lo più inaspettatamente e che porta a provare sensazioni di morte, perdita di controllo, paura di impazzire. Durante l’attacco si manifestano numerosi sintomi fisici come fatica a respirare, tachicardia , dolore al petto, vertigini, tremori, sensazioni di soffocamento ecc..
     

Cosa possono fare i genitori per aiutare i figli ad affrontare l’ansia?

Possono ascoltare e accogliere le preoccupazioni dei figli perché questo aiuterà loro a sentirsi compresi e non giudicati. Pensare poi alle aspettative su di loro e riflettere sul proprio modo di comunicarle.

Tener presente che spesso gli adolescenti evitano le situazioni nelle quali provano ansia e spesso negano l’esistenza della stessa, trovando varie spiegazioni per giustificare il loro modo di comportarsi.

E’ utile far presente ai figli che tutti provano ansia ogni tanto e che non c’è nulla di sconveniente nel mostrarsi ansiosi.

Infine è necessario provare a far acquisire al figlio maggior confidenza nell’incertezza: il genitore non può garantire al ragazzo che ciò che teme, non si verificherà ma può comunicargli fiducia nel fatto che potrà affrontare e gestire la situazione temuta.

Coraggio genitori! Coraggio figli!

 

Riferimenti bibliografici:

  • APA, American Psychological Association, 2014
  • Dsm V, Diagnostic and statistical manual of mental disorders, 2014